lunedì 11 luglio 2011
FISSAZIONI
Emerge allora la fissazione su un'epoca, la tendenza a ripetere, in modo - ancora una volta quasi ossessivo - i tic e i gesti stilistici che hanno definito un certo periodo. Questo rimanere attaccati a un momento preciso del passato si lega a però a un elemento particolare. Dice bene Reynolds, a rendere possibile tutto questo è stata la possibilità di registrare il suono. Senza registrazione, senza tener traccia di un suono o di un'esperienza, nessuna possibilità di attivare questa forma di attaccamento di carattere feticistico. Però la registrazione è stata anche parte integrante del pop musicale in quanto tale (proviamo con la definizione, evidentemente insufficiente di "il pop nel senso tradizionale del termine"). Sono stati i dischi a permettere di fissare e dare una sorta di permanenza nel tempo a musicisti e artisti nel boom degli anni cinquanta e sessanta. Pensiamo ad esempio al momento fondativo del rock'n' roll: Elvis che nel 1953 entra nei Sun Studios per registrare un acetato di My Happiness. La possibilità di registrare ha permesso di creare un mercato della musica pop e ha contribuito così a rendere stabili alcune caratteristiche e alcuni segnali di stile. Ma proprio la registrazione, con il suo effetto di archiviazione continua, ora permette al pop di staccarsi dal proprio tempo, offrendo a chiunque voglia aprirli, innumerevoli cassetti, ciascuno con uno specifico sapore del tempo, da gustare o su cui fissarsi, cercando di riportarlo in vita. Come aprire vecchi bauli con vecchi odori, sacchetti di fiori secchi che hanno ancora un leggero profumo capace di rievocare quello che è accaduto nell'epoca in cui sono stati prodotti.
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Simon Reynolds
giovedì 7 luglio 2011
L'ORA DEL POP
Reynolds parla della nowness del pop, il rapporto tra cultura pop e tempo presente. Si potrebbe tradurre con attualità, con "orità" o "adessità". In poche parole, a lungo il pop è stato inseparabile dalla sua capacità di mettersi in relazione con la propria epoca e di contribuire a definirla. Difficile pensare a un racconto sugli anni sessanta o sui movimenti di protesta in america o sull'edonismo degli anni ottanta senza pensare ai Beatles, a Bob Dylan o, poniamo, ai Duran Duran. Ora, lo strano effetto è quello di una cultura pop che sembra fluttuare attraverso il tempo, senza connettersi in modo diretto al senso dell'"Adesso". La nowness del pop, intesa come sua qualità primaria, corre attraverso un tunnel temporale. Essere pop, oggi, vuol dire riprendere il carattere iconico di Madonna (Lady Gaga), suonare come nella New York della fine degli anni settanta (Strokes), riattivare il garage blues (White Stripes), rispolverare il pop di coppia degli anni sessanta (le innumerevoli configurazioni del tipo duo lei-lui, da She & Him a Cat's Eyes). Persino riprendere il testimone di Crosby Stills Nash &Young e della West Coast (Fleet Foxes) o di oscure esplorazioni della tradizione folk (Devendra Banhart o Joanna Newsom). Non si tratta di semplici pastiche da parte di artisti che saltano da un genere all'altro in una sorta di deriva postmoderna che corre attraverso una miriade di temporalità musicali. Abbiamo davanti agli occhi delle fissazioni su determinate epoche passate del pop, piccole nevrosi in forma di canzone. Retromania è in fondo un viaggio in questa strana temporalità a due strati: sempre uno strato passato che appare sotto l'attuale, producendo una percezione sfalsata, leggermente spaesante. Da qui l'idea che mi rimane con più forza, leggendo il libro: che ci sia una sorta di storia sotterranea del pop, fatta di affioramenti e cancellazioni, diversa da quella – più rettilinea – che siamo abituati a sentirci raccontare.
image © Viktor Timofeev
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Simon Reynolds
lunedì 4 luglio 2011
FUORI POSTO
Questo nasce dal non sentirsi a casa nel presente e quindi da una nostalgia per il passato. Reynolds racconta come l'idea di nostalgia avesse all'inizio una connotazione spaziale (questa particolare tonalità emotiva viene codificata nel XVII secolo dal medico svizzero Johannes Hofer per descrivere la malinconia dei soldati lontani da casa). Poi, poco per volta, viene in primo piano la connotazione temporale. Nostalgia come rimpianto per il tempo andato, per qualcosa di perduto. O per qualcosa che non è mai esistito. Ma in ogni caso, a connotare il tutto è un senso di estraneità dal presente, il sentirsi fuori posto, fuori luogo, nel qui e ora.
Mi vengono in mente a questo proposito le riflessioni di Agamben sulla distruzione dell'esperienza, contenute in Infanzia e Storia.
Mi vengono in mente a questo proposito le riflessioni di Agamben sulla distruzione dell'esperienza, contenute in Infanzia e Storia.
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Simon Reynolds
domenica 26 giugno 2011
A VOLTE RITORNANO
Davvero spassosa e un po' inquietante è la cronologia di movimenti verso il passato che ha caratterizzato gli anni zero e che apre Retromania: reunion, dischi risuonati, rievocazioni, tour nostalgia, edizioni alternative o superdeluxe di classici, aperture di archivi, musical, biopic, ripubblicazioni integrali di discografie con un sacco di bonus, recuperi di classici mancati. Non sfugge nessuno: Beatles, Dylan, Police, Joy Division, Pixies, Sonic Youth, My Bloody Valentine. Da Brian Wilson a Paul Young, dai Mötley Crüe a Van Morrison, dagli Stooges a Nick Cave, non manca nessuno. Tutte o quasi operazioni di enorme successo commerciale. Cosa succede quando ad essere recuperato riattivato ripreso risuonato è un disco che ha fatto epoca? L'effetto è anche in questo caso abbastanza spaesante: un'opera che è a suo modo diventata un punto di riferimento, che quindi – riconosciuta o meno – è stata capace di aprire un nuovo campo di possibilità nel territorio musicale, proiettandosi verso il futuro, ora viene congelata nella dimensione del classico. Si vedano tra gli altri i Sonic Youth che risuonano integralmente Daydream Nation o i Public Enemy che riservano lo stesso trattamento a It Takes a Nation of Million to Hold Us Back così come fanno più di recente i Primal Scream con Screamadelica.
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Simon Reynolds
sabato 25 giugno 2011
NOSTALGIA DEL PRESENTE
Iniziando a leggere il libro di Simon Reynolds, il primo punto che mi rimane in mente è il rapporto della cultura pop con il presente. Pop è stato a lungo sinonimo di relazione stretta, anche superficiale, con il qui e ora. Addirittura, in senso dispregiativo, il pop si consuma nell'effimero, nella totale adesione con l'istante che passa e che quindi, appena passato, manda fuori moda tutto quello che era legato ad esso. L'effetto "retro" nasce invece dall'idea che il presente sia svuotato e privo di senso e che solo nel passato, in un passato che non si è magari mai vissuto direttamente, si possa trovare una dimensione di esperienza autentica. Insomma, il movimento è quello da un presente che è, ma non viene reputato interessante, a un presente che è stato (quindi è passato) e in cui era possibile avere una totale immersione con il qui e ora. Ci si distacca dall'ora per entrare in risonanza con un tempo in cui il "be here now" veniva vissuto fino in fondo. Nostalgia per epoche in cui tutto era vero, autentico, possibile.
lunedì 20 giugno 2011
DISCORSO BREVE SUL MESSIA
Qualcosa, mi pare, che ha un po' a che fare con l'orizzonte messianico. Rituali per anticipare e rendere possibile l'arrivo del messia. Benjamin, dico cose ovvie.
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sabato 18 giugno 2011
PICCOLI PARADOSSI TEMPORALI
L'articolo di Reynolds su The Wire è un sequel a Retromania. Ma è uscito prima che uscisse Retromania.
Reynolds parla dell'esperienza della fandom, dell'essere fan, del tribalismo che si collega al senso di appartenenenza. E proprio in questi giorni aspetto Retromania, giocando a fare il fan di una volta, dopo aver fatto una delle cose meno razionali possibili: libro preordinato su Amazon. Cosa senza nessun senso specifico, modo di essere appassionato vecchio stile. Anche il fatto di lavorare sull'anticipazione del desiderio. Non vedo l'ora che il libro arrivi.
Ma allo stesso tempo, non mi sono comportato fino in fondo come un fan old style. Avrei potuto attendere settembre, l'edizione italiana ISBN, ma ho voluto comunque accorciare il tempo di attesa, ho cercato l'annullamento del desiderio.
Ultima cosa, ho scritto queste righe prima di aver ricevuto il libro, ma le pubblico dopo averlo ricevuto.
Operazione comunque web-centrica: raddoppiare una lettura con i commenti in tempo reale, operazione gratuita, priva di un senso specifico.
E comunque, il libro è arrivato.
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